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Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare. Scopri il podcast originale Smart City XL

Location:

Milano, Italy

Description:

Il drammatico uno-due della pandemia seguita dal conflitto in Ucraina ha contribuito dolorosamente a un passaggio culturale importante, facendoci finalmente realizzare che la transizione ecologica è uno strumento per conseguire una maggiore indipendenza dalle importazioni di materie prime, energia e semilavorati, da cui le economie europee sono estremamente indipendenti. Le soluzioni proprie della crisi ecologica (dalle fonti rinnovabili al ciclo idrico integrato, dall'economia circolare alla fusione nucleare) si rivelano infatti essere ciò che serve per affrontare la crisi geo-politica, energetica ed economica che ci attanaglia.Lo speciale estivo di Smart City "La transizione ecologica in tempo di crisi" racconta i punti di contatto tra le crisi del nostro tempo, e la ricerca di possibili soluzioni comuni, affrontando temi quali la gestione dell'acqua, le opportunità offerte dalle energie forestali e marine, le sfide dei sistemi di stoccaggio energetico sostenibili e della fusione nucleare. Scopri il podcast originale Smart City XL

Language:

Italian


Episodes
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PNRR e poi? Agritech, il Centro Nazionale per le tecnologie agricole

2/10/2026
Quale eredità lascerà il PNRR al mondo della ricerca e dell'innovazione italiana? Oggi un nuovo capitolo del viaggio che stiamo intraprendendo, nel tentativo di rispondere a questa domanda. Andiamo a Napoli, dove con un finanziamento da 344 milioni di euro è nato uno dei cinque Centri nazionali per la ricerca: Agritech, il Centro Nazionale per le Tecnologie Agricole, coordinato dall'Università di Napoli Federico II. Come per tutti i Centri Nazionali, Agritech ha soprattutto una funzione di coordinamento degli sforzi di una serie di soggetti come università, imprese e centri di ricerca, intorno a un obiettivo strategico comune. Nello specifico caso parliamo di robot, sensori, modelli previsionali e big data in agricoltura, per affrontare sfide come il cambiamento climatico e aumentare la salubrità dei cibi, evitando la "chimica" dove possibile. Ne parliamo con Matteo Lorito, Rettore dell'Università degli Studi di Napoli Federico II e Presidente di Agritech.

Duration:00:05:29

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PNRR e poi? Un'occasione sprecata a metà

2/9/2026
Continua il nostro speciale dedicato al destino della ricerca scientifica in Italia a valle del PNRR, che come tutti sanno si conclude quest'anno. Circa 12 miliardi di fondi straordinari provenienti dal PNRR hanno infatti permesso al mondo - pubblico e privato - della ricerca italiana di fare uno scatto in avanti, sia in termini di apparecchiature e infrastrutture, sia in termini di competenze. Un'accelerazione che, tuttavia, ha senso se poi si riesce a mantenere una velocità più elevata di prima. E il rischio è proprio questo: che, con la fine dei fondi PNRR, la ricerca in Italia torni al punto di partenza, con un rinnovato "parco macchine", ma senza i piloti e i meccanici per poterlo impiegare. Ne parliamo con Elisabetta Cerbai, professoressa di Farmacologia presso l'Università di Firenze e membro del Consiglio di amministrazione del CNR.

Duration:00:06:03

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PNRR e poi? I conti in tasca alla ricerca con la fine del piano di resilienza - Parte 2

2/5/2026
Questa seconda puntata dello speciale "PNRR e poi?", con cui stiamo cercando di capire che eredità ha lasciato il PNRR al mondo della ricerca italiana e cosa si prospetta con la fine dei fondi. Nella puntata precedente abbiamo cercato di ricostruire i numeri dell'ondata di investimenti e di assunzioni, e di capire quanti contratti a termine del PNRR potranno essere stabilizzati all'interno del sistema di ricerca. Come abbiamo visto, lo scenario non è confortante: nel solo mondo universitario sono stati assunti almeno 5000 nuovi ricercatori, mentre comprendendo tutti gli istituti di ricerca (come CNR, ENEA, ecc.) la stima è di almeno 10 mila ricercatori. L'obiettivo era di stabilizzarne circa il 40%, ma con gli 11 milioni di euro finora stanziati dal Governo per stabilizzare gli oltre 12 miliardi di investimenti fatti col PNRR sarà difficile arrivare al 2%. Cosa ne sarà degli altri? C'è il rischio di "fuga di cervelli" e che nuove apparecchiature restino ferme per carenza di personale? Continuiamo a parlarne con Gilberto Turati, professore di Scienza delle Finanze presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, vice-direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, e Presidente della Società Italiana di Economia Pubblica.

Duration:00:06:12

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PNRR e poi? I conti in tasca alla ricerca con la fine del piano di resilienza - Parte 1

2/4/2026
l 2026 si sta configurando come un anno cruciale per il futuro della ricerca scientifica italiana. Entra in vigore la riforma Bernini, ma soprattutto si conclude il PNRR, che ha portato una ventata di investimenti in infrastrutture nei laboratori e un'ondata di nuovi dottorati e di assunti tra ricercatori, come post doc e tecnici di laboratorio che tuttavia nei prossimi mesi vedranno concludersi i propri contratti. Che eredità ha lasciato il PNRR al mondo della ricerca italiana? Quali risultati ha prodotto e qual è lo scenario che ora si prospetta? C'è il rischio di una nuova ondata di "cervelli in fuga" che disperda le preziose competenze che il Paese ha appena pagato per costruire? Esistono le condizioni per far sì che gli investimenti (oltre 12 miliardi in 3 anni) producano effetti duraturi, o dopo l'accelerazione ci attende una brusca frenata? Oggi diamo via a un percorso col quale cercheremo di rispondere a questi interrogativi. E lo facciamo con l'aiuto di Gilberto Turati, professore di Scienza delle Finanze presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, vice-direttore dell'Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani dell'Università Cattolica del Sacro Cuore, e Presidente della Società Italiana di Economia Pubblica.

Duration:00:05:45

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Come nasce una nuova mela

2/3/2026
Il suo identificativo è MD03UNIBO*, ma sugli scaffali dei punti vendita, su cui è approdata per la prima volta da poche settimane, è conosciuta come Bernina, una nuova varietà di mela dalla buccia color rosa-rosso brillante. È stata ottenuta presso l'Alma Mater, l'ateneo bolognese, dopo anni di attività di ricerca volta al miglioramento genetico del melo, incrociando le varietà Primiera e Cripps Pink fino ad ottenere il mix di geni voluto, capace di conferire caratteristiche organolettiche desiderate al frutto le e una sufficiente resistenza a stress e patogeni alla pianta. L'Università di Bologna infatti conserva una delle più vaste collezioni di germoplasma di melo. Parliamo di migliaia di varietà di melo che vengono preservate facendo in modo di mantenere in vita un certo numero di esemplari: una miniera di caratteri genetici già presenti in natura, da cui attingere per preparare le colture di domani agli stress che le attendono. Ce ne parla Stefano Tartarini, professore del Dipartimento di Scienze e Tecnologie Agro-Alimentari dell'Università di Bologna.

Duration:00:05:47

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Un micro-chip analogico per consumare 5000 volte meno energia nell'IA

2/2/2026
Velocità di calcolo più elevate e fino a 5.000 volte meno energia rispetto ai computer digitali: è quanto promette un nuovo paradigma di calcolo che va sotto il nome di calcolo analogico in memoria. Come spieghiamo da qualche tempo a Smart City, dopo anni di ricerca i primi chip per il calcolo in memoria sono ormai a un passo dal mercato e promettono di abbattere in modo drastico i consumi di energia nei data-center, in particolare nelle applicazioni di IA, comprese quelle a livello periferico. L'ultima novità arriva dal DEIB - Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Milano - che ha presentato il primo chip integrato basato sul principio del calcolo in memoria per svolgere operazioni di calcolo matriciale, che di fatto è una delle più comuni operazioni svolte dai computer in molte applicazioni, tra cui quelle di IA. E come capiremo, la tecnologia è ormai pronta e facilmente scalabile. Ce lo spiega Piergiulio Mannocci, ricercatore del Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Milano.

Duration:00:05:15

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Sbrinare gli aerei con un colpo di bacchetta

1/29/2026
Una "bacchetta magica" per sbrinare gli aerei: è quanto hanno cercato di fare i ricercatori del Virginia Tech dopo aver scoperto, qualche anno fa, che i cristalli di brina hanno una piccola carica elettrica, e che questa poteva essere sfruttata in modo pratico. I ricercatori si sono quindi messi all'opera, mettendo a punto una sorta di grande bacchetta elettrica ad alto voltaggio, capace di attirare la brina un po' come da bambini giochiamo ad attirare i pezzetti di carta con una bacchetta di plastica dopo averla caricata strofinandola con un panno. Sorprendentemente il sistema funziona, anche se non con il ghiaccio più duro. Ce lo spiega Carlo Antonini, professore dell' Università di Milano-Bicocca del dipartimento di Scienza dei materiali, Laboratorio di Ingegneria delle Superfici e Interfacce liquide.

Duration:00:05:30

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Speciale Stampa 3D: l'arte di "fare la pasta"

1/28/2026
Continua il nostro breve viaggio dedicato a fare il punto sulla diffusione della stampa 3D nel settore della manifattura, dove viene ormai regolarmente utilizzata per la produzione di piccole serie e per produrre oggetti molto complessi, impossibili o molto complicati da produrre in altro modo. In questa puntata facciamo il punto sui materiali per la stampa ceramica, cercando di capire quali siano, come vengano prodotti e da chi, e su quali nuovi materiali si stia lavorando. Le paste che vengono utilizzate nella stampa ceramica sono composte da un mix di polveri ceramiche e di resine, che servono a tenere insieme le polveri durante il processo di stampa e che vengono rimosse dal successivo trattamento termico. Ed è proprio progettare la giusta miscela, la cosa più importante per ottenere i risultati voluti. Ce lo spiega Francesca Mazzanti, ricercatrice del Laboratorio Materiali Ceramici e Compositi per l'Industria Manifatturiera dell'ENEA di Faenza.

Duration:00:05:14

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Speciale Stampa 3D: l'arte di "fare la polvere"

1/27/2026
Possono costare centinaia di euro al chilogrammo, eppure non contengono elementi preziosi. Sono le polveri usate nei processi di stampa 3D in metallo. Oggi questa tecnologia viene usata soprattutto per creare piccole serie o oggetti difficili da realizzare con le tecnologie tradizionali. Ma si prevede che avrà diffusione più ampia in futuro, mano a mano che la velocità delle stampanti 3D in metallo crescerà. Le versioni più diffuse di stampa 3D metallica utilizzano come materia prima delle polveri metalliche opportune, che un laser o un'altra sorgente di energia fonde del tutto o in parte creando il manufatto. Come si producono queste polveri? Cos'hanno di speciale e chi le produce oggi? Ne parliamo questa sera, dando il via a una serie di puntate dedicate alla stampa 3D per fare il punto della situazione a qualche anno dal momento di hype. E lo facciamo con l'aiuto di Daniele Mirabile Gattia, responsabile del Laboratorio Tecnologie e materiali per la manifattura additiva dell'ENEA.

Duration:00:05:00

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Al Future Mineral Forum 2026, tra end user in miniera, la "super regione" Asia-Africa e l'irruzione dell'IA

1/26/2026
Si è appena concluso a Riad il Future Minerals Forum 2026, il più importante meeting a livello mondiale che fa incontrare industria mineraria, gli end user delle materie prime e il mondo della ricerca scientifica. Con l'aiuto di Andrea Dini, Direttore dell'Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR, cerchiamo di capire quali siano i messaggi più forti usciti dal Forum di quest'anno. È in corso una sorta di riposizionamento nei pesi dell'industria mineraria mondiale: sia geografico, con la "super regione" mineraria Africa-Asia che sta tentando di coordinarsi; sia all'interno delle filiere, dove per la prima volta gli end user delle materie prime entrano nei capitali delle società minerarie. Tutto questo, mentre le tecnologie di Intelligenza Artificiale irrompono nel settore minerario con la promessa di rendere possibile l'analisi di miliardi di dati geo-minerari già disponibili, ma alla ricerca di materie prime nuove e diverse da quelle cercate in passato.

Duration:00:05:37

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Perché la Formula 1 più veloce sarà presto quella elettrica

1/22/2026
La Formula 1 più veloce potrebbe presto essere quella elettrica. La velocità di punta delle Formula 1 elettriche di quarta generazione - cioè quelle che inizieranno a gareggiare a partire dal prossimo campionato di Formula E - sarà di circa 350km/h contro i 370 delle Formula 1 a combustione, ma cresce molto più rapidamente ed è ormai opinione diffusa degli esperti che presto ci sarà il sorpasso. La prossima generazione di Formula 1 elettriche, infatti, potrà generare da regolamento 600 chilowatt di potenza, pari a circa 815 cavalli, contro i 350 attuali, che pure già rendono le Formula E di terza generazione in grado di accelerare del 30% più rapidamente di quelle convenzionali. Insomma, sarà lecito attendersi questo sorpasso sul giro più veloce. Ma nessuna Formula E di quarta generazione sarà ancora in grado di battere una Formula 1 sulla lunghezza standard di un gran premio, dove la densità energetica dei combustibili rimane, ancora per il momento, insuperabile. Ne parliamo con Matteo Corno, professore di Sistemi di Controllo presso il Dipartimento di Elettronica del Politecnico di Milano.

Duration:00:05:28

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Alla ricerca dell'idrogeno bianco in Italia

1/21/2026
È possibile che l'Italia ospiti giacimenti di idrogeno naturale? Detto anche idrogeno bianco o idrogeno geologico, la sua esistenza è una scoperta relativamente recente. È idrogeno che si produce con continuità nelle profondità della terra, per lo più in seguito a reazioni chimiche tra minerali di ferro e acqua calda. Questo il ferro incontra l'acqua, si ossida trasformandosi in ruggine e liberando idrogeno, che inizia a risalire attraverso la crosta terrestre e nel corso del tragitto può incontrare trappole che ne favoriscono l'accumulo. Questi contesti geologici sono l'opposto di quelli in cui ci si aspetta di trovare petrolio. Un aspetto importante per paesi che, come l'Italia, non hanno petrolio, ma hanno in compenso un'attività geologica intensa. NHeat -Natural Hydrogen for Energy trAnsiTion è il primo progetto di ricerca in Italia dedicato alla ricerca dell'idrogeno naturale. E ne parliamo con Chiara Boschi, prima ricercatrice del l'Istituto di Geoscienze e Georisorse del CNR e leader di NHeat.

Duration:00:04:53

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Puntata del 20/01/2026

1/20/2026

Duration:00:05:39

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Lignina: come valorizzare il secondo più abbondante polimero in natura

1/19/2026
Circa il 30% della biomassa vegetale è composto da lignina, il più abbondante biopolimero presente in natura dopo la cellulosa, che conferisce rigidità al legno e ai tessuti vegetali. E' una delle risorse rinnovabili più abbondanti al mondo, ma anche una delle meno sfruttate, a causa della composizione chimica complessa e variabile. Benché si tratti di un polimero formato da composti molto preziosi, almeno 50 milioni di tonnellate di lignina vengono prodotte ogni anno dall'industria della carta e della cellulosa e utilizzate quasi esclusivamente come combustibile. Negli ultimi anni la ricerca ha tuttavia sviluppato enzimi in grado di scomporre la lignina in modo controllato e trasformarla in prodotti chimici di valore. La tecnologia è matura a livello di laboratorio e promette di essere economicamente sostenibile. Ora tocca all'industria compiere il prossimo passo. Ne parliamo con Elena Rosini, professoressa di Bio-Chimica dell'Università dell'Insubria - Laboratorio The Protein Factory 2.0.

Duration:00:05:09

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Inaugurato a Napoli il primo Quantum Internet Testbed, per portare le tecnologie quantistiche fuori dai laboratori e verso l'industria

1/15/2026
Domani, l'Università Federico II di Napoli inaugurerà il primo Quantum Internet Testbed, infrastruttura di ricerca avanzata, concepita come un laboratorio aperto dedicato a sviluppare nuove soluzioni e tecnologie per dare vita a reti di telecomunicazioni quantistiche capaci di coesistere con il traffico dati classico. Due infrastrutture in una: questa è l'idea su cui i ricercatori della Federico II lavoreranno insieme a colleghi che ospiteranno da tutto il Paese. Lanciato grazie al programma RESTART, finanziato grazie a fondi PNRR, il nuovo laboratorio si caratterizza per un approccio fortemente ingegneristico. L'obiettivo è portare le tecnologie fuori dai laboratori, motivo per cui si lavorerà non solo su HW, ma anche su SW, cercando di sviluppare dei primi standard per reti di telecomunicazioni miste, classiche e quantistiche. Ce ne parla Marcello Caleffi, professore di Comunicazioni Quantistiche alla Federico II di Napoli.

Duration:00:05:15

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La capsula ingeribile che cura l'ulcera trasformandosi in cerotto

1/14/2026
Quello delle capsule intelligenti è un filone in forte sviluppo negli ultimi anni, su cui la ricerca medica punta per aprire nuove prospettive nella cura dell'apparato digerente. C'è tutto un armamentario in via di sviluppo: capsule che, una volta ingerite, permettono di eseguire in modo non invasivo una gastroscopia, o di monitorare vari parametri chimici lungo il tragitto; capsule che trasportano i farmaci e li rilasciano nel punto giusto del sistema digerente; o addirittura - come nel caso di questa puntata - una capsula ingeribile capace di trovare un'ulcera intestinale e di trasformandosi in un cerotto che aderisce alla lesione e ne aiuta la guarigione. Ce lo racconta Carmelo De Maria, professore di Bioingegneria all'Università di Pisa.

Duration:00:05:03

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Proteine "zippate" per dare un boost alla ricerca

1/13/2026
Solo da pochi anni disponiamo di mezzi come la potenza di calcolo o gli strumenti di Intelligenza Artificiale, per studiare le proteine in modo sistematico e comprenderne la funzione. Questi recentissimi progressi hanno spalancato un mondo di possibili applicazioni per la Medicina e di strumenti di indagine per la Biologia. E ora un gruppo di ricercatori dell'Università di Pisa, in collaborazione con la Scuola Superiore Meridionale di Napoli, ha sviluppato uno strumento ancora più potente: una sorta di rappresentazione "zippata" delle proteine che promette un altro salto di scala nella nostra capacità di confrontare e analizzare le proteine, come per esempio la ricerca di mutazioni pericolose. Ce ne parla Tiziano Tuccinardi, docente del Dipartimento di Farmacia dell'Ateneo Pisano e coordinatore dello studio.

Duration:00:05:49

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Un gel per ricostruire i tessuti ossei

1/12/2026
Un gel per rigenerare le lesioni ossee più gravi, quelle che oggi non trovano soluzioni terapeutiche, come i danni da osteoporosi e le lesioni causate da gravi fratture o da tumori ossei rimossi chirurgicamente. Questo è l'obiettivo del progetto STARBONE, finanziato dal MIUR tramite il Fondo Italiano per la Ricerca. Il gel, elettricamente conduttivo e destinato a bio-degradarsi completamente, verrebbe semplicemente iniettato in corrispondenza delle lesioni; e creando, grazie a speciali nano-particelle, un ambiente altamente favorevole all'insediamento di nuove cellule del tessuto osseo, ne favorirebbe la rigenerazione. Ne parliamo con Anna Mariano, Post-doc presso l'Istituto per i Polimeri, Compositi e Biomateriali del CNR.

Duration:00:04:07

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Leggere il cervello attraverso i muscoli

1/8/2026
Pilotare una macchina col pensiero: un robot o magari un avatar in un videogioco; oppure un dispositivo per la riabilitazione dopo un incidente. Sono esempi di possibili applicazioni "brain to computer" (letteralmente "dal cervello al computer"). Infatti è sufficiente immaginare di compiere un gesto perché il nostro cervello si attivi, predisponendosi a dare ai muscoli i comandi necessari a compiere tutti i movimenti. Un po' come quando un computer carica il software prima di eseguirlo; oggi sappiamo leggere questo software direttamente dal cervello. Ma farlo è complicato. Un nuovo metodo sviluppato dal Cognition in Action Lab dell'Università Statale di Milano, chiamato MultiMEP, permette invece di decodificare le azioni immaginate dal cervello in modo più semplice, attraverso i muscoli. Le possibili applicazioni sono, prima di tutto, nel settore medico e sportivo. Ce ne parla Guido Barchiesi, professore del Dipartimento di Filosofia dell'Università Statale di Milano.

Duration:00:04:29

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Conifere contro latifoglie: l'importanza di scegliere le specie giuste per abbassare la temperatura

1/7/2026
Più alberi e più foreste non comportano necessariamente un clima più fresco. Lo dice uno studio guidato dall'ETH di Zurigo, con cui ha collaborato anche l'Istituto per i sistemi agricoli e forestali del Mediterraneo del Consiglio Nazionale delle Ricerche di Perugia. Lo studio mostra come l'effetto delle foreste sulla temperatura locale possa variare in base alle specie arboree. Se infatti tutte le specie vegetali contribuiscono a sequestrare CO2 dall'atmosfera, e quindi a mitigare il riscaldamento globale, non si può dire la stessa cosa del loro effetto sul microclima locale. Tra gli alberi, i faggi garantiscono per esempio un clima più fresco degli abeti rossi, che con le loro chiome dense e scure assorbono tutta la luce. Questa ricerca è rilevante perché ci indica una strada per rendere più efficace la gestione forestale là dove si attuano politiche di rimboschimento, di verde urbano, e nelle attività di silvicoltura. Ne parliamo con Alessio Collalti, primo ricercatore responsabile del Laboratorio di Modellistica Forestale del CNR Isafom.

Duration:00:05:12